Stile di Vita lento, sano e consapevole

La sveglia suona, una nuova giornata comincia, non abbiamo ancora piena coscienza di chi siamo e di cosa vogliamo che già siamo immersi in un numero indescrivibile di attività divise tra il prepararci per andare a lavoro e il preparare eventuali figli, rifare il letto o sistemare casa, il cellulare in una mano per dare un’occhiata alle ultime pubblicazioni sui social e la tazzina di caffè bollente nell’altra, un’occhiata al frigo vuoto con un tentativo di programmazione del pranzo (per chi torna a quell’ora) o della cena, la televisione in sottofondo che copre i tentativi di comunicazione tra moglie e marito e poi via di corsa a prendere la macchina per recarsi a lavoro o per accompagnare i figli a scuola o per svolgere le incombenze in programma. E noi, in tutto questo, dove siamo? Sempre altrove. Siamo sempre dove non siamo (in quel momento). Sempre proiettati al dopo e così la mente e il corpo corrono ogni giorno la loro maratona mentre il tempo scorre a velocità accelerata come in un film, per ritrovarci un giorno a chiederci che cosa ne abbiamo fatto di tutti gli anni che ci siamo lasciati indietro.

Eppure, il lockdown vissuto nell’ultimo anno a causa di una pandemia devastante ha lasciato che ritmi di vita diversi, più lenti, facessero capolino, spingendo molti di noi a chiedersi se fosse possibile portare con sé questo stile di vita anche quando una nuova normalità si fosse ripristinata. La “slow life” viene chiamata in America e, chissà perché, suona più interessante dell’italiano “vita lenta” che sembra quasi avere un’accezione di noia e passività. Comunque la si voglia chiamare, significa imparare a rallentare per una vita più sana e consapevole, per recuperare la capacità di godersi la vita attimo per attimo, di ridarle significato, di riscoprirne la bellezza e di tornare a rispettarla in tutte le sue forme.

Sappiamo tutti come uno dei mali del secolo sia rappresentato dallo stress continuo che porta conseguenze tanto a livello mentale, in termini di ansia e depressione, quanto a livello fisico poiché causa stati infiammatori di basso e alto grado. Ben vengano quei momenti in cui riusciamo a ritagliarci uno spazio ed un tempo per noi, come le vacanze-benessere o le passeggiate nella Natura ma sappiamo che terminate queste esperienze, tutto torna come prima in un ciclo senza fine. Apparentemente. Perché la fine potrebbe essere scritta attraverso un definitivo cambio di paradigma. La vita ripresa in mano nostra e rimaneggiata per poterle dare una nuova impronta più “lenta” e più sana.

La lumaca di Luis Sepulveda in “Storia di una lumaca che scoprì l’’importanza della lentezza” lo aveva capito, la lentezza permette di guardarsi meglio attorno, di cambiare lo sguardo, di cogliere bellezza nelle piccole cose, addirittura di poter salvare la vita a sé e ai propri cari (leggetela, è una storia molto carina!).

Non facile, direte voi. Ovvio, chi ha mai detto che le grandi conquiste siano facili? E’ necessario impegno, soprattutto all’inizio, poiché le vecchie abitudini ed una visione ormai consolidata della propria vita vanno destrutturate ma poi si comincia ad appassionarsi al fatto di scoprire il piacere di ascoltare se stessi e il proprio corpo, di nutrirlo con un’alimentazione sana ma anche con pensieri lenti, positivi, centrati sul “qui ed ora”, di seguire con più convinzione i propri valori fondamentali, di dare più spazio alla natura e alle relazioni, di scoprire che si può essere comunque produttivi, anzi, forse di più, seguendo i propri ritmi di lavoro e che talvolta alcune cose sono meno urgenti di quanto crediamo e che quindi si possono lasciar andare. Si tratta, insomma, di riappropriarsi in modo consapevole della propria vita.

Una “vita lenta” ci rimette in connessione con tutto ciò che ci circonda, risveglia il piacere autentico di questo sentire, alimenta un senso di libertà personale che abbiamo perso sentendoci sempre stretti nelle maglie dei doveri, ci fa scoprire cosa davvero significhi stare nel presente di cui ci perdiamo ogni attimo sempre imbrigliati in rimorsi, rabbia, rimpianti e nostalgie del passato oppure nelle paure e ansie del futuro. Fare proprio un paradigma di vita di questo tipo apre la mente e alimenta la creatività, lascia più spazio al cuore e meno alla ragione.

Non un cambiamento possibile da un giorno all’altro perché nessun cambiamento così repentino funziona e si mantiene ma un percorso graduale, fatto di piccole tappe realistiche e raggiungibili, a piccoli passi e in modo costante come la filosofia “Kaizen” insegna, per scoprire che una “vita lenta” o “slow life” è davvero possibile.

 

Photo Credits: Amirali Mirhashemian/Unsplash