Dott.ssa Cristina Lanza - Psicologo Psicoterapeuta Roma - Life & Wellness Coach
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Psicologia dell’Allattamento

L’alimentazione, com’è noto, oltre a provvedere al soddisfacimento del bisogno fisiologico della fame, è carica di valenze psicologiche. Essendo il cibo il primo rapporto che il bambino ha con il mondo, particolarmente studiata è stata la modalità con la quale il neonato viene alimentato. Così, per Winnicott, l’allattamento al seno rappresenta la prima forma di comunicazione in grado di condizionare le successive esperienze comunicative e relazionali. Non si tratta semplicemente di offrire del latte ma di creare un legame. Un valido esempio è offerto dal famoso esperimento di Harlow con le piccole scimmie Rhesus. Se prima si riteneva che l’attaccamento del neonato con la madre fosse completamente legato all’esperienza della nutrizione, nel 1959 Harry Harlow dimostrò l’importanza delle sensazioni tattili nel rapporto madre-figlio. Lo studioso osservò, infatti, che i cuccioli di scimmia trascorrevano molto più tempo con un manichino di stoffa morbida piuttosto che con quello di filo di ferro ma provvisto di un poppatoio. I piccoli restavano, così, con le “madri fredde” soltanto il tempo necessario per prendere il latte, mentre il resto del tempo lo trascorrevano in gran parte avvinghiati alla “madre soffice”. Contro la tradizione psicoanalitica del tempo, si provò, in tal modo, che il legame d’attaccamento non è legato essenzialmente al piacere della suzione e al soddisfacimento della fame, ma a un contatto fisico “caldo”. Quest’ultimo rappresenterebbe, infatti, un bisogno molto forte nelle prime fasi della vita, anzi il fattore centrale del legame di attaccamento.

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