L’impatto psicologico della quarantena, come gestirlo

da | 20 Mar, 2020 | Psicologia News

SOMMARIO

L’epidemia da Coronavirus (COVID-19) iniziata a cavallo tra il 2019 e il 2020 ha visto coinvolti molti paesi ed istituito la necessità di invitare le persone a ridurre drasticamente i contatti sociali e a isolarsi nelle proprie case o in strutture di quarantena specifiche.

La prestigiosa rivista The Lancet, a questo proposito, ha compiuto un’approfondita revisione di una serie di articoli internazionali che, nel tempo, si sono occupati di studiare l’impatto psicologico dei periodi di quarantena sugli esseri umani. La maggior parte di questi studi ha riportato effetti psicologici negativi tra cui sintomi tipici del Disturbo Post-Traumatico da Stress, Confusione e Rabbia. I fattori di maggiore stress sono rappresentati da una quarantena prolungata, paura di infezione, frustrazione, noia, inadeguata fornitura di beni di prima necessità, inadeguate informazioni, perdite finanziarie, stigmatizzazione. Per contenere questi fattori, sarebbe auspicabile tenere le persone in quarantena per un periodo non superiore a quello strettamente necessario, fornire una chiara spiegazione dei motivi per cui risulta utile, offrire informazioni dettagliate sui protocolli da seguire, garantire beni di prima necessità. Inoltre, fare appello allo spirito di comunità, ricordando i benefici della quarantena per l’intera umanità.

INTRODUZIONE

In cosa consiste esattamente una “quarantena”? E’ la separazione e la restrizione della libertà di spostamento di individui che sono stati potenzialmente esposti ad una malattia contagiosa per accertare se in loro compaiano i sintomi, riducendo così il rischio di infettare altre persone. Questa definizione differisce da “isolamento” che è la separazione delle persone a cui sia stata diagnosticata una malattia contagiosa dalle persone non malate, per evitarne il contagio. Tuttavia, i due termini sono spesso usati in modo intercambiabile, in particolare nella comunicazione divulgativa. Oggi, il termine quarantena viene utilizzato in riferimento all’epidemia da Coronavirus e sta riguardando tutti noi italiani, ed i cittadini di altri stati, nel tentativo di contenere la diffusione del virus. L’uso corretto della quarantena come misura di sanità pubblica ci impone di ridurre, per quanto possibile, gli effetti negativi ad essa associati.

PERCHE’ UNA REVISIONE DEGLI STUDI

Intraprendere una revisione delle evidenze scientifiche dell’impatto psicologico della quarantena a seguito di precedenti epidemie risulta utile per esplorare i suoi possibili effetti sulla salute mentale e sul benessere psicologico nonché i fattori che contribuiscono a favorire o che mitigano tali effetti.

L’IMPATTO PSICOLOGICO DELLA QUARANTENA

Secondo alcuni studi, i principali effetti psicologici emersi nel personale sanitario subito dopo la fine del periodo di quarantena e riferiti più frequentemente sono stati sintomi del disturbo da stress acuto, ansia, distacco dagli altri, irritabilità, insonnia, scarsa concentrazione, indecisione, deterioramento delle prestazioni lavorative, riluttanza al lavoro e valutazione della possibilità di presentare le dimissioni. In altri studi, la quarantena ha rappresentato un fattore predittivo di sintomi post-traumatici da stress, depressivi e di forme di dipendenza come l’abuso di alcool negli operatori sanitari anche tre anni dopo la fine della quarantena.

Rispetto a chi non svolgeva professioni sanitarie, dopo la quarantena, in elevata percentuale è stato riscontrato un disagio psicologico, in particolare sintomi post-traumatici da stress, disturbi emotivi, depressione, stress, umore basso, irritabilità, insonnia, rabbia, esaurimento emotivo.

Le persone in quarantena forzata a causa del contatto ravvicinato con persone potenzialmente infette hanno riportato diverse risposte negative durante la quarantena: paura di sviluppare l’infezione, nervosismo, tristezza, senso di colpa, confusione, rabbia, dolore, ansia, insonnia. Una piccola percentuale ha riportato sentimenti di felicità e di sollievo.

Diversi studi, inoltre, hanno riportato significativi cambiamenti comportamentali dopo il periodo di quarantena, continuando a mettere in atto comportamenti di evitamento come la riduzione al minimo del contatto fisico con gli altri, l’evitamento di persone che tossivano o starnutivano, l’evitamento di luoghi chiusi affollati e di tutti gli spazi pubblici, in particolar modo nelle settimane successive al periodo di quarantena. Per alcuni, ci sono voluti diversi mesi per un completo ritorno alla normalità.

I PRINCIPALI FATTORI DI STRESS DURANTE LA QUARANTENA

DURATA DELLA QUARANTENA. Tempi di quarantena più lunghi (in particolare più lunghi di 10 giorni) sembrano essere associati a maggiori problemi di salute mentale, rabbia, comportamenti di evitamento e sintomi di stress post-traumatico;

PAURA DEL CONTAGIO. Diversi studi hanno rivelato la presenza, nelle persone in quarantena, di paure sulla propria salute o di poter infettare gli altri. In particolare, se accusavano la presenza di sintomi fisici potenzialmente correlati all’infezione, si manteneva il timore di poter essere infetti anche diversi mesi dopo;

FRUSTRAZIONE E NOIA. Essere confinati in uno spazio, la perdita della usuale routine, il ridotto contatto sociale e fisico con le altre persone hanno causato noia e frustrazione ed un forte senso di isolamento che per qualcuno è risultato angosciante. Una frustrazione accresciuta dal fatto di non poter prendere parte alle normali attività quotidiane;

FORNITURE INADEGUATE. Avere scorte insufficienti, soprattutto di beni di prima necessità, durante la quarantena diventava fonte di frustrazione e generava ansia e rabbia che perduravano anche dopo la fine delle restrizioni. Ancora di più se non si era in grado di ricevere regolare assistenza medica in caso di bisogno o materiale sanitario come mascherine e termometri;

INFORMAZIONI INADEGUATE. Molte persone nelle passate situazioni di quarantena hanno considerato la ricezione di scarse informazioni da parte delle autorità sanitarie come fattore di stress, in particolare denunciando linee guida poco chiare sulle azioni da intraprendere e confusione circa il reale scopo della quarantena. Tale mancanza di chiarezza ha portato le persone a percepire una mancanza di trasparenza da parte delle autorità e a temere il peggio.

I PRINCIPALI FATTORI DI STRESS DOPO LA QUARANTENA

PERDITE ECONOMICHE. Le perdite economiche durante la quarantena sono uno dei principali fattori di stress che si ripercuotono sul dopo, a causa della necessità, per alcune persone, di interrompere la propria attività professionale senza una pianificazione chiara per il futuro. Negli studi revisionati, le perdite economiche subite durante le precedenti quarantene hanno creato gravi disagi socio-economici, a loro volta fattori di rischio per la comparsa di disturbi psicologici, rabbia e ansia diversi mesi dopo la quarantena.

Sebbene avessero ricevuto assistenza finanziaria, alcune persone hanno ritenuto che fosse insufficiente a coprire le perdite e che fosse arrivata troppo tardi. Molti si sono ritrovati a dover dipendere economicamente dalle proprie famiglie, psicologicamente difficile da accettare e talvolta causa di conflitti;

STIGMA. La stigmatizzazione di coloro che hanno subito la quarantena forzata, da parte degli altri, si è verificata anche dopo la quarantena e l’avvenuto contenimento dell’epidemia ed ha rappresentato un importante fattore di stress. Queste persone sono state evitate, trattate con paura e sospetto ed hanno spesso ricevuto commenti critici. Per questo motivo l’informazione ed un’accurata educazione sulla malattia e sulle motivazioni della quarantena fornite al pubblico possono contribuire a ridurre il rischio di stigmatizzazione.

COSA SI PUO’ FARE PER MITIGARE LE CONSEGUENZE DELLA QUARANTENA

Durante i focolai di malattie infettive, la quarantena diventa una misura preventiva necessaria. Tuttavia, se da una parte consente di fronteggiare l’emergenza sanitaria, dall’altra è spesso associata ad un effetto psicologico negativo prolungato nel tempo. Questo suggerisce la necessità di intervenire con misure efficaci in grado di mitigarne l’effetto, da considerare all’interno di una pianificazione della quarantena stessa.

MANTENERE LA QUARANTENA IL TEMPO NECESSARIO. Quarantene troppo lunghe, oltre il tempo necessario, sono associate ad una maggiore probabilità di comparsa di disturbi psicologici. Limitare la durata della quarantena ad un tempo scientificamente ragionevole e non adottare un approccio eccessivamente precauzionale che la prolunghi oltre il dovuto ne minimizzerebbe l’effetto sulle persone. Ogni estensione, non importa quanto piccola, corre il rischio di esacerbare frustrazione e demoralizzazione. Imporre un limite indefinito rischia di risultare molto dannoso;

FORNIRE QUANTE PIU’ INFORMAZIONI POSSIBILI. Garantire che le persone ricevano tutte le informazioni opportune affinché abbiano un’adeguata comprensione del tipo di epidemia in corso e dell’utilità della quarantena;

PROVVEDERE AI BENI DI PRIMA NECESSITA’. E’ importante garantire alle famiglie in quarantena risorse sufficienti per i loro bisogni di base e, soprattutto, il più rapidamente possibile;

RIDURRE LA NOIA E MIGLIORARE LA COMUNICAZIONE. La noia e l’isolamento possono causare angoscia. Le persone in quarantena dovrebbero essere informate su cosa possono fare per evitare la noia e ricevere consigli pratici sulla gestione dello stress. Avere un telefono cellulare, in queste situazioni, si rivela una necessità e non più un lusso, attivare i social network per connettersi a distanza, poter contare su una linea telefonica di supporto psicologico, avere la garanzia di poter comunicare con famiglia e amici, sono tutti aspetti essenziali. Pertanto, fornire alle persone in quarantena telefoni cellulari, cavi, prese e robuste reti WIFI con accesso a Internet potrebbe ridurre i sentimenti di isolamento, stress e panico.

E’ anche importante che le autorità sanitarie mantengano una comunicazione chiara con le persone in quarantena su cosa fare in caso di comparsa dei sintomi. Una linea telefonica o un servizio on line predisposto per coloro che sono in quarantena, con personale sanitario a disposizione in grado di fornire istruzioni su cosa fare in caso di sviluppo di sintomi, aiutano a rassicurare le persone che saranno curate in caso di malattia. La rassicurazione può ridurre sentimenti come paura e rabbia;

GLI OPERATORI SANITARI MERITANO UN’ATTENZIONE PARTICOLARE. Gli stessi operatori sanitari sono spesso messi in quarantena e sembrerebbe che anche loro, come tutti, siano influenzati negativamente dagli atteggiamenti stigmatizzanti degli altri, un aspetto che merita ulteriore approfondimento. Può accadere che gli operatori sanitari in quarantena siano preoccupati di causare una carenza di personale nei loro ambienti di lavoro e di causare lavoro extra ai loro colleghi. Essere separati da una squadra con cui sono abituati a lavorare a stretto contatto potrebbe aggiungere un senso di isolamento per gli operatori sanitari in quarantena. Pertanto, è essenziale che si sentano supportati dai loro colleghi. Durante le epidemie di malattie infettive, il supporto organizzativo è protettivo per la loro salute mentale;

L’ALTRUISMO E’ PIU’ FORTE DELLA IMPOSIZIONE

Nessuna ricerca è stata trovata che abbia messo a confronto la quarantena forzata con la quarantena volontaria dal punto di vista degli effetti sul benessere delle persone. Secondo precedenti esperienze, la sensazione che gli altri possano trarre beneficio dalla propria condizione può rendere le situazioni stressanti più facili da sopportare e sembra che ciò sia vero anche per la quarantena domiciliare. Sottolineare il fatto che la quarantena sta aiutando a proteggere gli altri, in particolare i più vulnerabili come i bambini, gli anziani e i portatori di precedenti patologie e che le autorità sanitarie sono loro grati, può aiutare a ridurre gli effetti sulla salute mentale. Tutto questo, dando loro contemporaneamente adeguate informazioni su come mantenere in sicurezza le persone care con cui vivono.

CONCLUSIONI

Nel complesso, questa revisione di svariati studi, seppur con alcuni limiti riconosciuti, suggerisce che l’impatto psicologico della quarantena sia ampio e possa durare a lungo. Ciò non significa che la quarantena non debba essere utilizzata, gli effetti psicologici del non utilizzo della quarantena e della diffusione della malattia potrebbero essere peggiori. Tuttavia, privare le persone della loro libertà per il bene pubblico è spesso controverso e deve essere gestito con cura. Se la quarantena è necessaria, le autorità dovrebbero prendere ogni misura per garantire che questa esperienza sia il più tollerabile possibile per le persone. Ciò può essere ottenuto: raccontando alla gente cosa sta succedendo e perché, spiegando per quanto tempo continuerà, fornendo attività significative da svolgere durante la quarantena, fornendo una comunicazione chiara, fornendo beni di prima necessità (cibo, acqua, forniture mediche), rafforzando il senso di altruismo e della collettività.

[Articolo liberamente tratto da The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence]

 

Photo Credits: Pixabay

Dott.ssa Cristina Lanza

Dott.ssa Cristina Lanza

Psicologa e Psicoterapeuta

Effettuo interventi di consulenza psicologica, sostegno e psicoterapia sia individuali che di coppia.
Sono iscritta all’Albo degli Psicologi del Lazio (prot. N. 11600 del 12.02.2004) e abilitata alla Psicoterapia

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