Dott.ssa Cristina Lanza - Psicologo Psicoterapeuta Roma - Life & Wellness Coach
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LIBRANDO: Le parole sono finestre [oppure muri]

Tenendo conto dell’importanza delle parole nel nostro essere al mondo e nel costruire la nostra storia, nel relazionarci con gli altri e nel comunicare, Marshall B. Rosenberg si è dedicato a promuovere una comunicazione efficace, che ha concepito come pacifica, “non violenta”, da cui siano esclusi giudizi, accuse reciproche, violenza. “Le parole sono finestre [oppure muri]” si può considerare una guida alla Comunicazione Nonviolenta che ne sviscera i principi fondamentali per riuscire a condurre una vita all’insegna della pace e del rispetto reciproco.

Profondamente convinto di una natura umana benevola ed empatica, Rosenberg si è lasciato condurre dalle sue teorie e dalla sua esperienza nel tentativo di comprendere ciò che ci mantiene ancorati alla nostra natura empatica nel relazionarci all’altro e cosa ce ne fa allontanare, riconoscendo il ruolo cruciale delle parole e del loro uso nel sostenere questi due modi di essere con l’altro. La Comunicazione Nonviolenta diventa il principale veicolo di connessione con noi stessi e con gli altri poiché promuove un modo di comunicare che, come afferma l’autore, ci porta a dare dal cuore.

La parte che conduce ad un’autentica empatia è proprio questo “dare dal cuore” che ci aiuta a mantenere un atteggiamento umanizzante anche nelle situazioni più difficili e che, attraverso un ascolto attento dei bisogni nostri e altrui, permette di offrire beneficio a noi che diamo, in termini di autostima, e a coloro che ricevono, in termini di gioia e gratitudine.

L’osservazione del contesto in cui ci relazioniamo con l’altro, capire ciò che sta accadendo senza alcun giudizio, è il punto di partenza necessario ad esprimere, in un secondo momento, il nostro sentire rispetto alla situazione – che va tenuto ben distinto dai nostri pensieri – ed i bisogni ad esso correlati per poi rivolgere all’altro una richiesta specifica che possa sollevarci da questi bisogni ed arricchire la nostra vita. Tutto espresso in prima persona senza alcuna posizione di accusa o pretesa ma in modo che renda gli altri ben disposti a rispondere con empatia, come ben chiarito dall’autore attraverso svariati esempi. Così come altrettanto importante risulta ascoltare e comprendere i bisogni dell’altro per stabilire un’autentica connessione umana e riuscire a dare una risposta soddisfacente ad essi.

L’impegno al mantenimento del nostro naturale stato di empatia è ciò su cui l’autore centra la buona comunicazione e l’attitudine alla comprensione dell’altro. Tuttavia, non sempre questo impegno viene mantenuto ed il rischio diventa quello di cadere nella “comunicazione che aliena dalla vita”, forme di scambio aggressive e violente rivolte contro se stessi e contro gli altri tra cui rientrano i giudizi moralistici, l’incolpare l’altro, il fare paragoni che lo screditano, il negare le proprie responsabilità rispetto a sentimenti, pensieri e azioni, il comunicare i nostri desideri sotto forma di pretese.

Il libro, scorrevole e semplice nei contenuti, offre degli spazi chiamati “CNV in azione” dedicati a scorci di dialoghi in cui vengono applicati i principi della Comunicazione Nonviolenta, esempi chiarificatori dei contenuti del libro. Un elogio all’uso dell’empatia in tutte le situazioni che riguardano gli altri o noi stessi, persino quelle più difficili come può essere la risoluzione di conflitti. La chiave in grado di aprire le porte della comunicazione con l’altro, capace di mettere in una reale connessione due o più persone che possono così rispondere ai bisogni reciproci.

Tre sono i punti principali che vorrei sottolineare di questa lettura:

1 – la Comunicazione Nonviolenta aiuta a metterci in relazione con noi stessi e con gli altri in modo da favorire uno scambio reciproco, sia basato su come ci esprimiamo che su come ascoltiamo gli altri. Il processo della Comunicazione Nonviolenta si articola su 4 componenti: osservazione, sentimenti, bisogni, richieste che vengono spiegate e descritte in modo dettagliato e che, secondo l’autore, andrebbero espresse in modo chiaro, verbalmente o attraverso altri modi: dal silenzio alla mimica del volto, al linguaggio del corpo;

2 – fondamentale imparare ad assumerci la responsabilità dei nostri sentimenti riconoscendo i nostri bisogni, desideri, aspettative, credenze, in tal modo possiamo evitare di dare la colpa all’altro per come ci sentiamo. Per questo motivo è sempre bene chiederci quali di questi aspetti siano stati disattesi o non soddisfatti dall’altro. Collegare i nostri sentimenti ai nostri bisogni permette di capire come ciò che proviamo sia qualcosa che dobbiamo assumerci pienamente a prescindere dall’altro;

3 – è possibile liberarci da quella che l’autore definisce “schiavitù emotiva” in cui ci sentiamo responsabili dei sentimenti altrui con conseguente sacrificio di quello che noi proviamo al fine di non deludere l’altro, una liberazione che può portare, attraverso un percorso in tre stadi, a sentirci gli unici responsabili dei nostri sentimenti, motivazioni e azioni e quindi liberi di esprimerci.

Dott.ssa Cristina Lanza – Psicologa Psicoterapeuta, Life & Wellness Coach
10 Gennaio 2020

 

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