Dott.ssa Cristina Lanza - Psicologo Psicoterapeuta Roma - Life & Wellness Coach
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Van Gogh: medico o paziente?

Il ritratto del dott. Gachet è una delle ultime opere di Van Gogh ed anche una tra le sue tele più famose. Dipinto nel 1890 con colori ad olio, il ritratto detiene il primato del quadro più caro mai venduto ad un’asta. Il 15 maggio 1990, infatti, è stato venduto in meno di tre minuti per 82,5 milioni di dollari a Ryoei Saito, il secondo produttore giapponese di carta. Una bella rivincita per Van Gogh, che in vita vendette un solo quadro, per giunta grazie alla mediazione del fratello Theo e morì sentendosi un fallito.

Ma torniamo al dott. Gachet. Non c’è bisogno di dire che questo ritratto è magnifico: la maturità pittorica di Van Gogh e il suo stile inconfondibile vi si esprimono in pieno, ma la bellezza dell’opera non è un fatto puramente estetico. Questa tela infatti è densa di significati ed è un vero e proprio racconto di uno squarcio di vita del pittore, uno degli ultimi. Dunque chi è l’uomo rappresentato nella tela? Si tratta di Gachet, un medico specializzato in psichiatria e cultore dell’omeopatia. Aveva lavorato per un certo numero di anni alla Salpetriere, una famosa clinica francese, come assistente di Farlet e come tesi di laurea aveva proposto uno studio sulla melanconia (oggi la chiamano depressione). In questo lavoro lo psichiatra francese aveva descritto con minuzia di dettagli la fisiognomica del melanconico, le pieghe espressive del volto, la testa spesso reclinata da un lato, la curvatura delle spalle e del tronco e lo sguardo fisso, inquieto e obliquo. Tutti elementi che si ritrovano nella rappresentazione che Van Gogh dà del medico stesso. Dunque Gache era depresso, Van Gogh voleva dipingere ironicamente il medico come affetto dalla malattia oppure vedeva nello psichiatra francese lo specchio della propria condizione? Forse tutte e tre le cose.

I due infatti si conobbero dopo la dimissione di Van Gogh dall’ospedale di Saint Remy de Provence dove gli era stata diagnosticata l’epilessia. Stabilitosi a Auvers sur Oise, il pittore sente parlare di melanconia e conosce Gachet con cui stringe un rapporto di amicizia. Il medico gli parla dei suoi studi sulla depressione o meglio su quella che oggi chiamiamo psicosi maniaco depressiva e si propone di aiutarlo, tanto che Van Gogh entusiasta della cosa ne parla al fratello Theo in una lettera del Maggio 1890.

Tra i due si instaura un forte legame e probabilmente Van Gogh trova nelle idee di Gachet la spiegazione della sua sofferenza e nella sua figura dimessa ma disponibile una persona con cui confidarsi.

A suo modo Gachet è ugualmente depresso: rimasto vedovo da poco, il medico non nasconde la propria sofferenza all’amico pur non parlandone mai direttamente. Del resto non c’era bisogno di dire l’evidenza. Si innesca così in Van Gogh un profondo processo di identificazione che prende letteralmente forma nel ritratto all’amico: il messaggio è chiaro e lo stesso pittore lo esplicita al fratello Theo. Nel dottor Gachet – dice l’artista – ho trovato un amico e anche qualcosa come un fratello, talmente ci assomigliamo fisicamente e interiormente.

Il ritratto del dottore è impressionante proprio per questo: la fisionomia dei due si confonde, rimpalla continuamente tra Gachet e Van Gogh, ne unisce i tratti e li mischia esprimendo quella comunione d’anime che il pittore e il medico avevano instaurato. Pur confondendo i tratti somatici dell’uno e dell’altro, Gachet rimane tale e diviene nella sua individualità lo specchio di Van Gogh: è come se nel ritratto esteriore di Gachet Van Gogh avesse voluto mostrare il proprio autoritratto interiore.

Purtroppo Gachet non riuscirà ad aiutare l’amico: pochi mesi dopo, infatti, Van Gogh entrò nella fase maniacale che lo spinse in un vortice creativo, febbrile, inarrestabile ed estenuante fino a portarlo all’esaurimento psicofisico e alla morte il 27 Luglio dello stesso anno. Di questa storia ci rimane uno splendido ritratto che è il negativo di un altrettanto possente autoritratto, un’opera che racconta più di mille pagine scritte.

Dott. Alessandro Rusticelli – Psicologo Psicoterapeuta
15 Aprile 2018