Dott.ssa Cristina Lanza - Psicologo Psicoterapeuta Roma - Life & Wellness Coach
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La Canzone dell’Anima

In Africa orientale vi è una tribù presso cui l’arte dell’autentico legame interiore viene coltivata già nel tempo prima della nascita. Nella concezione di questa tribù un bambino non nasce il giorno della sua nascita fisica, né la sua vita inizia con il concepimento, come è di solito creduto nelle altre tribù. Piuttosto il giorno della nascita di un bambino è quello in cui la madre ha pensato al suo concepimento.

Quando una donna sente di essere pronta a procreare insieme con un certo uomo un bambino, allora si ritira in solitudine e siede sotto un albero. Siede lì finché riesce a sentire la canzone dell’anima del bambino che vorrebbe venire da lei. Non appena ha udito la canzone, ritorna nel suo villaggio e canta la melodia al suo uomo.

Da quel momento entrambi intonano la melodia del bambino, quando sono insieme, e si amano come invito al nuovo essere di venire da loro.

Se la donna ha ricevuto il bambino, allora canta la melodia per il piccolo essere nel suo corpo. La canta alle donne anziane della tribù e alle levatrici, perché queste più tardi la cantino durante il parto e diano il benvenuto al bambino proprio con questa canzone, nel momento magico della sua nascita fisica.

Dopo la nascita, l’intera tribù impara la canzone del suo nuovo membro e ogni volta, quando il bambino deve essere consolato, se cade o si fa male, cantano a lui questa melodia.

La canzone dell’anima è una componente di tutti i rituali di iniziazione e di festeggiamento delle sue grandi e piccole vittorie. Più tardi, in età adulta, la canzone viene eseguita in occasione della cerimonia di nozze e, alla conclusione della sua vita, tutti i cari si raccolgono intorno al letto di morte e intonano la canzone dell’anima per l’ultima volta.

[Tratto da “Le emozioni che curano” di Erica Francesca Poli”]

 

 

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