Dott.ssa Cristina Lanza - Psicologo Psicoterapeuta Roma - Life & Wellness Coach
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Hospice usati più di prima, ma male

La faccenda è estremamente delicata, ma non più rinviabile. Per la qualità di vita dei malati, innanzitutto. Ma anche perché la forzata e improrogabile revisione dei conti in ambito sanitario non lascia scampo. Si tratta delle cure di fine vita, di come e dove trascorrono le ultime settimane i malati oncologici in fase terminale. Se fino a pochi anni fa al centro della questione era la carenza di strutture adeguate, oggi anche in Italia è notevolmente cresciuto il numero di hospice, organizzati per assistere persone in fase avanzata di malattia, e il problema è soprattutto «culturale». «Moltissimo dipende da come si comunica a pazienti e familiari in un momento cruciale – dice Adriana Turriziani, presidente della Società Italiana di Cure palliative (Sicp) -. Nel passare da chirurgia, chemio, radio e ormonoterapia alle terapie preposte a lenire il dolore e i sintomi per il miglioramento della qualità di vita residua, il malato e i suoi cari attraversano una fase molto importante e delicata che richiede sostegno e attenzioni a livello psicologico e relazionale».

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