Dott.ssa Cristina Lanza - Psicologo Psicoterapeuta Roma - Life & Wellness Coach
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Alimentazione e Cervello, il cibo come alleato per la salute mentale

Si sottolinea spesso l’importanza di “nutrire” il cervello intendendo il valore che hanno letture, pensieri creativi, riflessioni ma raramente facendo riferimento al cibo. In realtà anche il cibo ha un ruolo nel mantenere giovani, attive e in salute le nostre strutture cerebrali. E’ stata infatti dimostrata, seppur ancora in una fase iniziale, la stretta connessione tra alimentazione e salute mentale, a testimonianza di come mente e corpo siano un unicum. A promuovere queste ricerche è una giovane disciplina, la Psichiatria Nutrizionale che ci aiuta a scoprire in che modo possiamo garantire al nostro cervello un adeguato funzionamento. All’interno di una visione di benessere psicofisico, infatti, non poteva mancare un campo di ricerca che si occupasse di indagare scientificamente il ruolo che la nutrizione assume sulla salute mentale. Non è una novità il fatto di conoscere l’influenza di singole componenti nutrizionali sul nostro cervello, pensiamo agli Omega-3 di cui tanto si parla, alle Vitamine B e D, al Ferro e a molte altre componenti della nostra alimentazione ma finora non si era mai preso in considerazione l’impatto dello stile alimentare inteso in senso globale. Si tratta, infatti, di andare a considerare la combinazione delle componenti nutrizionali anziché prenderle in considerazione singolarmente.

Rispettare con continuità regimi dietetici salutari viene oggi considerato un importante fattore di resilienza in quanto ridurrebbe il rischio di comparsa di disturbi legati al tono dell’umore e favorirebbe una condizione di benessere mentale. Tutto questo, naturalmente, tende a spostare un comune paradigma di pensiero che precedentemente era orientato ad intervenire ai fini di cura dei disturbi mentali, verso una posizione preventiva, volendo agire su fattori come la dieta capaci di proteggerci da scompensi mentali di varia natura. Si tratta di recuperare abitudini sane e dalla comprovata efficacia, in un’epoca in cui il nostro stile di vita è stato sempre più compromesso in termini di attività fisica, ore di sonno notturno e alimentazione.

Non soltanto, dunque, con una dieta sana è possibile ripristinare condizioni di disequilibrio fisico ma anche condizioni di disequilibrio mentale come l’umore depresso. Grazie ad uno studio condotto nel 2011 su più di 15.000 persone di nazionalità spagnola in buona salute si è visto che chi seguiva un regime alimentare di tipo mediterraneo vedeva ridotto del 30 per cento il rischio di sviluppare una depressione. La dieta mediterranea, infatti, è considerata tra le diete più sane per il nostro cervello insieme a quella giapponese di Okinawa, la cosiddetta isola della longevità, e a quella scandinava. Pesce ed altre fonti di acidi grassi Omega-3 ci difenderebbero dal rischio di psicosi e depressione, cibi fermentati come yogurt, sottaceti e crauti ci aiuterebbero contro l’ansia, il tè verde e la frutta secca, ricchi di antiossidanti, terrebbero lontana la demenza senile.

Più in generale, è possibile migliorare la qualità di vita percepita poiché sentirsi bene, sia fisicamente che mentalmente, porta ad assumere comportamenti sempre più sani per la salute psicofisica, generando un circolo virtuoso profondamente benefico.

Felice Jacka, ricercatrice presso la Deakin University e presso l’Università di Melbourne, è stata tra le prime a dimostrare una stretta associazione tra le diete occidentali, ricche di zuccheri, cibi trattati e carni grasse, e stati ansioso-depressivi con compromissione del funzionamento cerebrale. Conseguenza a lungo termine di tali stili dietetici, infatti, sembrerebbe una sorta di “dimagrimento” del cervello, ossia una riduzione di volume dell’Ippocampo sinistro, area deputata ai processi di memorizzazione e apprendimento e la possibile comparsa di stati infiammatori a cui possono far seguito altri effetti metabolici destinati a compromettere le funzioni cerebrali, come attestato da alcuni studi che hanno preso in considerazione disturbi quali la depressione, il disturbo bipolare, la schizofrenia e il morbo di Alzheimer in cui risultavano presenti livelli elevati di marker ematici di infiammazione.

Un’infiammazione intestinale di lunga durata, favorita da uno stile alimentare malsano, può portare in esaurimento la nostra riserva di serotonina, neurotrasmettitore che riveste un ruolo fondamentale nella depressione e in altri disturbi psichiatrici. La produzione di serotonina avviene per circa il 90 per cento nel nostro stomaco (il resto a livello cerebrale) e fenomeni di natura infiammatoria possono trasformare il precursore della serotonina, il triptofano, in un composto che genera metaboliti neurotossici che ritroviamo in depressione, schizofrenia e Alzheimer. Un cambiamento alimentare, nella direzione di un regime sano, può capovolgere questa condizione riducendo le infiammazioni gastrointestinali.

Pensiamo a quali importanti risvolti possa avere questo filone di studi come supporto alle terapie farmacologiche solitamente prescritte per le malattie mentali, qualora i piani terapeutici farmacologici fossero integrati con piani terapeutici basati sulla nutrizione per poter intervenire più efficacemente in termini di cure psichiatriche e di promozione del benessere.

Possiamo quindi tenere ben presenti tre punti essenziali per favorire il nostro benessere psicofisico:

1 – Il tipo di regime alimentare che decidiamo di seguire nel corso della nostra vita incide fortemente sulla nostra salute sia psichica che fisica

2 – Per una sana dieta cerebrale possiamo includere frutta, verdura, legumi, noci e nocciole, pesce, carni magre e olio di oliva per rafforzare le connessioni neurali del cervello, rallentare il declino cognitivo e prevenire la comparsa di disturbi mentali di varia natura

3 – Un’alimentazione sana può favorire anche una positiva percezione della qualità della vita in quanto non soltanto va ad agire sullo stato psichico ma può avere ripercussioni anche sulla salute fisica, favorendo maggiore energia e dinamismo.

Ci stiamo confrontando con un campo in forte espansione da cui, a breve, potremo aspettarci grandi risultati in termini di scoperte che potranno orientarci sempre meglio nella conduzione di uno stile di vita orientato al benessere globale.

 

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