Non c’è crisi che tenga quando si tratta del proprio corpo. A chiedere un prestito sono più uomini che donne e hanno un età media di 40 anni. La cifra media richiesta è pari a 9.200 euro.
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Non c’è crisi che tenga quando si tratta del proprio corpo. A chiedere un prestito sono più uomini che donne e hanno un età media di 40 anni. La cifra media richiesta è pari a 9.200 euro.
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«Internet fa male al tuo cervello». Sarà bene ricordarci questa avvertenza ogni volta che apriamo una pagina web e cominciamo a surfare, magari stando seduti ore e ore davanti allo schermo del pc. Anche se è oramai cosa nota che il web, o meglio l’uso patologico di Internet, non fa certo bene alla salute, un nuovo studio - che stavolta arriva dalla Cina ed è stato pubblicato sulla rinomata rivista scientifica Plos One - rivela «quanto» effettivamente faccia male. Ebbene, l’uso sregolato della Rete altera non solo il comportamento, ma modifica persino il cervello - in modo duraturo.
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La differenza tra persona e personaggio, tra “ipse†e “idemâ€, Ricoer, filosofo della fenomenologia ermeneutica, nel definire l’identità ha utilizzato questa differenza semantica per concettualizzare l’identità come identità narrativa. Come in un romanzo la persona racconta il suo personaggio, utilizzando quasi le stesse regole del romanzo, costruendo via via, la trama narrativa. L’identità quindi si costruisce all’interno del continuum ipse-idem. La permanenza nel tempo quindi è come mantenere una promessa con se stessi.
La fedeltà in amore è come mantenere una promessa, la promessa d’amore nelle regole del rapporto di coppia che sono: l’unicità e la reciprocità .
L’infedeltà può quindi essere considerata come un venire meno alla promessa fatta, si tratta forse di incoerenza o eccessiva coerenza, con se stessi?
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Due studi hanno indagato in che modo la reazione a un dono ricevuto dipenda dalla relazione tra donatore e ricevente: se si tratta di una parentela o un’amicizia stretta, i più graditi sono i regali con un alto valore simbolico. Se il legame non è stretto, vengono apprezzati maggiormente i regali funzionali, e non bisognerebbe mai regalare denaro a parenti o cari amici.
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Dopo che per centinaia di migliaia di anni i nostri antenati avevano continuato a costruire sempre gli stessi strumenti di pietra, rudimentali raschietti e punteruoli, a un certo punto, circa centomila anni fa, un’improvvisa rivoluzione tecnologica. Gli strumenti diventano più precisi, sono costruiti con maggior cura, compaiono arpioni, archi e frecce, trappole e tagliole, che rendono possibile cacciare anche gli animali più pericolosi. Una svolta evolutiva che la professoressa inglese Penny Spikins del Department of Archaeology dell’University of York, ritiene potrebbe almeno in parte essere dovuta al contributo innovativo dato da personalità affette da disturbi dello spettro autistico, come riportato recentemente dalla rivista New Scientist.
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Attenzione a non esagerare quando si parla di dislessia, un problema che non è legato a deficit intellettivi. La prova? Grandi scienziati come Leonardo da Vinci oppure moderni geni dell’animazione come Walt Disney sono stati dislessici. È sulle cifre del fenomeno che occorre riflettere, perché passando dall’ipotesi di un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), uno dei quali è proprio la dislessia, alla realtà dei banchi di scuola elementare negli anni scorsi il quadro epidemiologico poteva apparire a tinte più fosche di quello che in realtà si dipinge oggi.
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Le rappresentanti del «gentil sesso» si spendono maggiormente per le proprie amicizie, sono più in confidenza e più intime con coloro che definiscono «amici» e quando vengono deluse si arrabbiano e si intristiscono di più dei coetanei maschi. Con il risultato che perdonano eventuali tradimenti con meno facilità . A sostenere le differenze che, tra i due sessi, si manifestano davanti ai tradimenti degli amici è uno studio della Duke University (Usa) pubblicato su Child Development.
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Secondo un recente studio, di cui da notizia il Daily Mail, l’essere umano impara, sin dalla nascita, ad associare le risate fatte a squarciagola a momenti di vita felici. Sembra, infatti, che sia sufficiente sentir ridere per sentirsi più felici.
Il solo suono delle risate mette in funzione un meccanismo innato, fondamentale per costruire e mantenere relazioni sociali.
Le risate hanno dunque un ruolo importante per rafforzare e far crescere le relazioni sociali, perchè hanno la capacità di promuovere legami emozionali positivi.
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La lettura e il racconto ad alta voce legano ancor di più il bambino ai genitori, lo aiutano a crescere, e sono uno strumento semplice ma efficace per uno sviluppo ottimale: è questa la filosofia che ha guidato il progetto «Leggere per crescere», che nell’arco di 10 anni ha coinvolto 14 regioni, 600mila famiglie, 11mila operatori, 71 ospedali. I risultati di questo progetto sono stati presentati al Teatro Nuovo di Verona, città da cui è partito. Leggere per Crescere si rifà al progetto «Born to Read», rivolto ai bambini e attivato dall’Associazione dei Bibliotecari americani per sviluppare attraverso la lettura ad alta voce lo sviluppo mentale e l’amore per i libri. «Con la lettura e il racconto adulti e piccoli ascoltatori possono conoscersi meglio e in modo più autentico - spiega Fulvio Scaparro, psicoterapeuta - Adulti e bambini possono fare un’escursione uno nel mondo dell’altro, narrando una fiaba, raccontando le proprie esperienze, leggendo o costruire storie».
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Hanno voglia di reagire e paura, si dibattono fra incredulità e rabbia, ma se hanno bisogno di un sostegno psicologico possono contare quasi solo sull’aiuto dei familiari. Troppo spesso finiscono per perdere il lavoro e per subire una riduzione di reddito. E, sebbene valutino come molto buono il livello di cure ricevute, si sentono poco tutelati dai servizi sociali e “abbandonati a sé stessi†quando lasciano l’ospedale. Infine, sono preoccupati per il futuro: temono che la stretta sui bilanci pubblici faccia prevalere le logiche economiche sulla buona sanità . A denunciare Ad alta voce (questo il titolo del rapporto)i bisogni e le aspettative dei malati di cancro italiani e delle loro famiglie è una ricerca realizzata dal Censis con la collaborazione della Federazione italiana delle associazioni del volontariato oncologico (Favo) e di altre associazioni. L’indagine, presentata lunedì a Roma e realizzata con il sostegno di Roche, ha coinvolto oltre mille pazienti e più di 700 caregiver, permettendo per la prima volta nel nostro Paese di quantificare i costi sociali del cancro a carico dei malati, in aggiunta a quelli già sostenuti dal Servizio sanitario nazionale.
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